giovedì 29 settembre 2016

"Mi piaccio, dunque SONO".

Siamo fin troppo abituate a parlare di rapporto con il partner, con il capo, con i colleghi, con i figli…ma sempre meno di rapporto con noi stesse: una relazione che ingloba tutte le altre trascendendo limiti antropologici e socio- culturali.
In questa sede, ci soffermiamo sull’esame di una delle relazioni più controverse che la donna è chiamata a gestire per buona parte della sua vita: quella con il proprio corpo.
Sono poche, infatti, le donne che vivono serenamente la propria corporeità, accogliendo la propria fisicità con amore e consapevolezza. La stragrande maggioranza della compagine femminile, già a partire dall’adolescenza, vive una guerra aperta con un corpo percepito come estraneo, un vero e proprio ospite indesiderato se non addirittura come un pericoloso nemico da combattere con costanza e determinazione.
La consacrazione della bellezza estetica a mezzo social, i cui diktat campeggiano indisturbati da quasi vent’anni o più, non aiutano di certo lo sviluppo e il risveglio delle coscienze ormai ammansite né stimolano la riflessione più profonda verso il cuore del problema: l’incapacità umana di fare i conti con l’imperfezione.
Ma dov’è la reale misura della perfezione e soprattutto esiste davvero?
Personalmente, faccio parte della schiera delle “vittime” di un perfezionismo quasi ancestrale, che ha rubato ossigeno a fin troppe cellule dei miei visceri oltre che avermi costretta a infaticabili percorsi neuronali alla ricerca di qualcosa che non ho mai raggiunto e che oggi, “guarita” da una delle più dure battaglie della mia vita, so per certo non mi aggrada raggiungere. 

Perché? Perchè semplicemente, la perfezione, non esiste.

- Se la perfezione non fosse una chimera, non avrebbe tanto successo.
Honoré de Balzac, Massime e pensieri di Napoleone, 1838 -

Per quanto la mia estenuante rincorsa verso questo ideale investisse soprattutto la sfera dei comportamenti, delle ambizioni e delle abitudini piuttosto che quella corporea, riconosco che uno dei modelli di perfezione in assoluto più discussi negli ultimi anni, sia proprio quella che attiene al corpo.
Assimilato a quello di un manichino, vessato, umiliato, spodestato, bersaglio perenne di una frustrazione senza eguali, il corpo e la sua immagine diviene spesso lo specchio su cui si riflette imperante, un’autostima precaria e fragilissima. Ed è questo il cuore del problema: vi siete mai chiesti cos’è davvero "l'autostima”? 
Una delle verità più scomode che ci raccontiamo è quella di confondere la misura del nostro valore in quanto esseri umani con la percezione delle nostre competenze e dei nostri limiti nell’eseguire qualcosa, sia che riguardi la nostra vita professionale che il nostro ruolo di mogli, madri, fidanzate, sorelle.
A questo proposito, una delle conquiste più belle donatemi dai miei percorsi di coaching è proprio la distinzione tra autostima ed autoefficacia, una differenza che salva la pelle, l’umore, la vita! Ti spiego perché: autostima è riconoscere che abbiamo le risorse adatte a raggiungere obiettivi, celebrare ed onorare chi siamo in quanto esseri umani, indipendentemente dai riscontri di ciò che facciamo (carriera, posizione finanziaria, età, estetica) o dall’approvazione altrui.

Per amarci non dobbiamo aspettare di raggiungere alcun obiettivo.
Possiamo semplicemente decidere di sentirci così in questo preciso istante.




Si tratta di una consapevolezza che deve arrivare da noi perché NESSUNO può offrirla dall’esterno e non è un caso che si chiami auto-stima. E’ una tua responsabilità. E a me personalmente, piace chiamarla libertà.
Clarissa Pinkola Estès in "Donne che corrono coi lupi" esprime enfaticamente il concetto , quando scrive che le donne relegate a umori, manierismi e contorni che si uniformano a un unico ideale di bellezza e di comportamento, sono catturate nel corpo e nell’anima e pertanto non libere. Son donne che non onorano la propria natura selvaggia, il proprio spirito e diritto all’esultanza, restituendo alla massa e dunque all’infuori di sé, il diritto di sentenziare su cosa è ascrivibile come “bello”.

E tu, sei interessata a "subire" o a plasmare il tuo personale concetto di "bellezza"?

Dott.ssa Floriana Maraglino, Life Coach

giovedì 22 settembre 2016

Nasce a Taranto " Gin-Ecologia Naturale Artemide", la prima clinica al naturale dedicata al benessere delle Donne!

Nasce a Taranto il Centro di Gin-Ecologia naturale Artemide della dr.ssa Viviana De Pace, la prima clinica naturale dedicata alle donne che desiderano prendersi cura di se stesse a 360 gradi ed essere protagoniste del loro benessere.

La mission di Gin-Ecologia  Artemide si inserisce con concretezza e ambizione in questo quadro: privilegiare ove possibile, uno stile di vita sano e in pieno accordo con l’armonia del corpo e della mente anche grazie all’impiego di terapie naturali, laddove ricorre la tendenza all’impiego esclusivo del farmaco e della chirurgia, promuovendo l’ecologia del corpo femminile, ovvero tutte quelle cure ed attenzioni che ogni donna può imparare a compiere da sé per potenziare la propria salute, prestando voce a quell’ “eterno femminino” che, per esprimerlo in chiave goethiana ( Das Ewig-Weibliche ),  consacra la femminilità nella sua essenza immutabile.

Servizi offerti

Consulenza ginecologica ed ostetrica, consulenza nutrizionale, coaching e corsi di formazione su educazione al corpo e sulla gestione delle emozioni, tecniche di rilassamento, tonificazione del piano perineale, consulenze con l'omeopata e il naturopata, corsi per le donne in menopausa, corsi di accompagnamento alla nascita, Yoga pre e post-natale, babymassage, massaggio ayurvedico in gravidanza.
E ancora: gruppi di sostegno per le patologie croniche come incontri con donne operate al seno per implementare uno stile di vita che le sostenga durante le terapia e aiuti a ridurre il rischio di recidive.

Medico chirurgo specializzato in ginecologia, la dott.ssa De Pace ha conseguito anche un percorso quadriennale in medicina cinese divenendo medico agopuntore.
Grande appassionata di medicina naturale, ha compreso le grandi potenzialità dell’ integrazione di quest’ultima nella medicina ufficiale come strumento di consapevolezza nonché approccio sinergico alla salute dell’individuo. In quest’ottica ha deciso di mixare i suoi talenti, le sue competenze e i suoi studi per offrire al paziente la possibilità di ri-pensare la propria salute in chiave sistemica. Non è un caso che il focus sia sul concetto di ecologia: la radice del termine, “oikos” è infatti la stessa  della parola economia e rimanda alla “gestione” della casa. Ma quale “casa” merita più attenzione del nostro corpo?
L’interazione tra le leggi della natura e quelle del nostro organismo è divenuta ormai necessaria per poter auspicare ad un benessere autentico mirato all’equilibrio di mente, corpo e spirito.

Non è un caso che la clinica porti il nome di Artemide :

Dea vergine della caccia e della Luna (venerata a Sparta, la civiltà fondatrice di Taranto) rappresenta la personificazione dell'energia della giovinezza, del vigore, degli elementi selvaggi presenti in ogni donna, indipendentemente dall’età. Scagliando con il suo arco frecce che rompono le catene e centrano i bersagli, Artemide incarna il potere della libertà della mente e dello spirito femminile, ma solidale, nella misura in cui riconosce in altre donne le sue sorelle, pronta a difenderle con fermezza e integrità in situazioni di pericolo.
Il richiamo mitologico trova ragion d’essere anche nel modus operandi della clinica della dr.ssa De Pace, ispirata, tra le dee femminili anche da Persefone, il cui mito racconta come la bella e giovane figlia di Demetra, rapita da Ade e condotta nel suo Regno oscuro, scopre proprio lì, lontano da sua madre, il suo valore di donna, divenendo Regina degli Inferi e padrona di sé .
La sua storia, con la ciclica "Discesa" nel Mondo Sotterraneo, richiama il periodo che ogni donna vive mensilmente durante la fase pre-mestruale e mestruale, meraviglioso precursore di quella "Rinascita-Resurrezione" che abita il suo corpo nel momento pre-ovulatorio e ovulatorio. 



Ciclo mestruale, maternità e menopausa necessitano di essere rivisitate come speciali opportunità di crescita ed evoluzione, vere e proprie occasioni di empowerment, soprattutto quando offrono alla donna l’occasione di rallentare e fermarsi, entrare in connessione con il proprio sé più intimo, trasformando i periodi di pausa “improduttiva” in momenti terapeutici di tregua, spesso forieri di una rinnovata vitalità e creatività.



Da una parte la dea, dall’altra, Madre Natura: è proprio quest’ultima a offrire una quantità di rimedi efficaci che, se conosciuti e usati correttamente ed affiancati da uno stile di vita sano, riescono a risolvere brillantemente i disturbi ginecologici più comuni e trasformare le crisi in opportunità di crescita e bellezza.

Le Donne sono la Seconda metà del cielo – Mao Zedong
Noi, vogliamo aiutarti a scorpirlo.

Per info e prenotazioni invia una e- mail a viviana.depace@gmail.com

giovedì 15 settembre 2016

Come riattivare il metabolismo dopo una gravidanza?

E’ una domanda che mi viene posta spesso ed è una cosa che mi ha riguardato in prima persona avendo avuto due gravidanze in due anni! 
Pur dando per scontato che la donna si sia alimentata bene in gravidanza e che quindi conduca uno stile di vita salutare, comunque la “pancetta” o i kg in più ci impiegheranno qualche mese ad andare via…in questo caso dobbiamo lavorare molto sul metabolismo basale. Per metabolismo basale si intende la capacità del nostro organismo di “bruciare” conducendo una vita normale, ossia non sedentaria ma neanche da atleta! 
La neomamma deve lavorare sul ridurre lo stress soprattutto i primi mesi, perché ovviamente il bambino la assorbe h24 e il cambiamento radicale di vita la porterà ad avvertire stanchezza, ansia, stress. Il sistema nervoso simpatico si attiva proprio quando siamo in ansia o stressati, è quella parte di noi in allerta che consente la fuga…quindi attiva la circolazione periferica (gambe e braccia) e la riduce negli organi interni per cui avremo mal digestione, inoltre lo stress aumenta la produzione di cortisolo che è l’ormone che stimola la fame.




Se invece la neomamma viene tutelata, aiutata nelle faccende, e le viene lasciato per un po’ solo il compito di accudire il bambino sarà rilassata con conseguente diminuzione dei livelli di cortisolo. Il sistema nervoso simpatico si attiva quando il corpo è rilassato e permette una buona vascolarizzazione degli organi interni che lavoreranno meglio e “bruceranno” di più!
Care neomamme quindi il consiglio da nutrizionista e neomamma bis è di rilassarvi, godervi i cuccioli e mangiare sano! Ovviamente alla base di il tutto ci deve essere un’alimentazione corretta come può essere la dieta mediterranea, diete restrittive in questo periodo non vanno bene perché causerebbero solo stress….l’ideale sarebbe cambiare stile di vita prima della gravidanza…mantenerlo durante e dopo!

Dr.ssa Rosa Corigliano, biologo nutrizionista

giovedì 8 settembre 2016

#Fertilityday : Giù le mani dal nostro Utero!

Il prossimo 22 settembre si svolgerà a Roma il primo Fertility Day, una giornata nazionale promossa dal Ministero della Salute nell’ambito del Piano Nazionale della Fertilità. L’intento, si legge nel documento ministeriale, è quello di sensibilizzare alla denatalizzazione  considerando il  trend negativo sulle nascite rilevato dall’ultimo rapporto Istat.


Fin troppo evocative le immagini della campagna pubblicitaria del Fertility Day:

una donna accarezza con una mano la sua pancia e con l’altra impugna una clessidra mostrandola in primo piano,  mentre in un’altra la fertilità viene considerata “un bene comune”.
Dunque se le lancette dell’orologio segnano inesorabili lo scorrere del tempo, occorre rispondere puntuali al suo richiamo: riproducete!
Fondamentalmente, l’intento di incentivare l’aumento delle nascite sarebbe anche degno di nota se solo prendesse in esame altri aspetti legati ad esempio, alle politiche che il Governo applica a favore delle famiglie che già esistono e che si trovano loro malgrado, con non poche difficoltà di sostentamento.
In questa sede non ci interessa però dibattere di politica, quanto affrontare la delicatissima riflessione che la campagna in questione suscita quanto al ruolo della donna.

“La maternità non è semplicemente il processo organico del dare alla luce. E’ la comprensione dei bisogni del mondo” scrive Alexis De Veaux.  Lucia Giovannini  riprende il tema in chiave illuminante nel suo libro intitolato “Il Potere del Pensiero Femminile”, dedicando all’argomento un meraviglioso paragrafo : “uno stato interessante”. Sì, perché sarebbe davvero molto interessante iniziare a “risvegliarci” dal torpore, assumere una nuova prospettiva nella comprensione del mondo e incominciare a realizzare che il potere del grembo non è solo quello di mettere al mondo le nuove generazioni ma anche quello di rigenerare il pianeta.


La necessità di espandere il concetto di fertilità e di “dare alla luce” è il punto da cui partire dichiara la Giovannini sottolineando come il concepimento, la gestazione, il travaglio e la nascita siano in realtà metafore della creazione nonché il fulcro del potere femminile che non è e non può essere relegato solo al mettere al mondo bambini. In questo senso la fertilità assume un significato lato, elevandosi al richiamo del potenziale della creazione insito dentro di noi. Possiamo essere fertili di idee infatti, di intuizioni, di progetti, di soluzioni. E proprio come accade nello stato di gravidanza, dopo un periodo di gestazione e travaglio siamo nelle condizioni di poter concepire il “nuovo” dando  vita ad aziende, libri, teorie, movimenti artistici, cultura.
La decisione di fare o meno un figlio è in assoluto una libera scelta di ogni Donna. E tale, deve rimanere. La storia ci ha viste protagoniste di non poche violenze e strumentalizzazioni, asservite ai peggiori condizionamenti famigliari e societari oltre che, spesse volte, mero strumento di procreazione. Dimostriamo di averne abbastanza: possiamo essere donne realizzate in milioni di modi e dimostrare fertilità anche senza mettere al mondo figli fisici e biologici. Avere un figlio resta sicuramente una delle esperienze più belle nella vita di una donna ma non deve essere condizionata dalla società.

Contro il rischio di “essenzializzare” il ruolo della donna insistendo sulla necessità biologica di procreare, solleviamo dunque l’importanza di espandere le nostre coscienze aprendo nuovi scenari di fertilità. Non ne verrà fuori magari un figlio, ma di certo una società migliore in cui vivere adempiendo all’unico diktat che non conosce sessismo:  l’Amore e la compassione.

Dott.ssa Viviana de Pace, Ginecologa
Dott.ssa Floriana Maraglino, Life Coach

giovedì 1 settembre 2016

Soffri di "Sindrome da rientro"?

“Non c’è che una stagione: l’estate. Tanto bella che le altre le girano attorno. L’autunno la ricorda, l’inverno la invoca, la primavera la invidia e tenta puerilmente di guastarla” scriveva Ennio Flaiano. Quanti di noi condividono questo pensiero su una delle stagioni più attese dell’anno? I dati parlano chiaro: ogni fine vacanza è accompagnata da una serie di disturbi classificati come “sindrome da rientro” in cui ansia, nostalgia e stress fanno da padrone condendo inesorabili, le prime settimane del mese di settembre. Se per alcuni il fenomeno tende a ridimensionarsi e risolversi nel giro di poco tempo, per altri può rivelarsi una vera a propria spia patologica: al rientro l'ansia ci segnala che la nostra vita routinaria non va. Un segnale forte e da non sottovalutare questo, spesso indice che la vacanza non è stata vissuta tanto come una ricarica quanto come una vera e propria fuga da una vita percepita come faticosa e a tratti insopportabile.

Dunque come affrontare e superare questa forma d’ansia?

Intanto, non serve pensare di dover cambiare tutto nella propria vita: mentre ci ripensiamo comodi sulla nostra sdraio sotto il sole di agosto, una parte del nostro inconscio programma inarrestabile, una lunga chermesse di pensieri distruttivi che nella fattispecie si sostanziano in vere e proprie rivoluzioni mentali: “quasi quasi mollo tutto e mi trasferisco altrove”, “se ci penso bene il mio lavoro non mi piace” et similia. E’ un atteggiamento piuttosto comune quanto prevedibile: la nostra mente, con l’immaginazione, ci ricorda in realtà l’importanza di sognare e di rompere la routine con nuovi stimoli. Cosa fare dunque? Sicuramente perseverare nei pensieri di malessere ci depotenzia e ci incanala in un tunnel di frustrazione sempre maggiore finendo con l’alimentare l’ansia sempre di più.
Meglio ironizzare modificando piccole abitudini capaci di agire sulla percezione delle cose e di noi stessi e contestualmente attivare quegli stati di flusso dell’anima abilitanti a sviluppare nuove soluzioni e nuove idee in pieno accordo con la nostra natura e il nostro essere.



Ecco un elenco di cose che possiamo fare subito per alleviare i sintomi dell' ansia da rientro. 

Rispettiamo il nostro bioritmo 
Non prefiggiamoci obiettivi impossibili.
Il corpo ha sempre bisogno di gradualità. Ripartiamo lentamente dagli impegni consueti e incrementiamo man mano o disperderemmo l'energia acquisita. 

Dormiamo di più 
Fin dal rientro manteniamo almeno 7 ore di sonno, provando ad addormentarci spesso prima di mezzanotte. Possiamo aiutarci con un ciclo di melatonina, una compressa  al giorno. Evitiamo sonniferi o ansiolitici, che reprimendo l' ansia fanno abituare a una vita che non vogliamo. 

Sfruttiamo l'intimità 
Non perdiamo alcune buone abitudini che si sono acquisite in vacanza, su tutti i piani. Con il partner continuiamo a cercare momenti "solo nostri", se abbiamo dei figli continuiamo a giocare con  loro come durante le ferie. 

Manteniamo la cura del corpo 
Non perdiamo la forma fisica insieme all'abbronzatura. Seguiamo un'alimentazione sana, curiamoci sia fisicamente che nell'abbigliamento. Se già non lo facciamo, troviamo un'attività sportiva che ci piace davvero e iniziamo a farla una volta alla settimana. 

Non fuggiamo dall'adesso
Non idealizziamo la vacanza appena trascorsa. Non è quello lo stile di vita ideale, ci sembra così solo perché siamo insoddisfatti. Riduciamo le aspettative "esotiche", accettiamo la ciclicità piacere/fatica. Proprio Il tempo in cui siamo "ora" può riservarci piaceri molto più intensi di quelli solo immaginati, se smettiamo di fuggirlo.

Quest’ultimo punto credo fermamente sia quello cruciale e su cui s’impone più di una riflessione. Eckhart Tolle, counselor e maestro spirituale ha dedicato gran parte della sua trasformazione al tema del tempo e alla necessità di “spezzare la sua illusione”: “il tempo non è affatto prezioso perché è solo una illusione. Ciò che ritieni tanto importante non è il tempo, ma l’unico punto che ne sta al di fuori: l’adesso. Più ti focalizzi sul tempo (passato e futuro), più ti perdi l’Adesso, la cosa più preziosa che c’è”. La filosofia tanto complessa quanto illuminante di Eckhart non può sicuramente essere spiegata in poche righe ma credo che in queste parole ci sia il seme di una grande verità: continuando a vagheggiare la prossima vacanza o a santificare la precedente correremo solo un rischio: quello di non scommettere sulle potenzialità di quello che può succedere oggi e che con arguzia e impegno concimano la base per il nostro meraviglioso futuro!



Dott.ssa Viviana De Pace, Ginecologa
Dott.ssa Floriana Maraglino, Life Coach


lunedì 27 giugno 2016

Carpe diem l'importanza di seguire le proprie passioni


"Cogli l'attimo, cogli la rosa quando è  il momento! Rendi straordinaria la tua vita" è  un  bellissimo augurio che un professore di lettere interpretato da Robin Williams dedica ai suoi alunni nel film "L'attimo fuggente"
Un insegnante incoraggia i giovani a perseguire i propri  sogni camminando a testa alta anche "sotto la tempesta ".
Nei colloqui di lavoro, ad un appuntamento  galante o quando chiacchieriamo con una persona  appena  conosciuta, cos'è  che ci descrive  veramente? La nostra piccola grande passione.
Ognuno nasce con un talento e matura abilità e competenze nel corso della propria vita.
Che sia diventare una ballerina, un calciatore, un giornalista, un dottore,  un insegnante, che sia aprirsi un'attività, far parte di un'associazione,  scrivere poesie, ogni sogno ha il diritto di essere inseguito e realizzato.
La crisi sociale ed economica  che viviamo non può  non scoraggiare, ma conoscere i dati di realtà  è  utile per organizzarci ed attrezzarci. Tutti gli obiettivi  richiedono sforzo, impegno, pazienza, cadute e ostacoli da superare!
Tuttavia affrontiamo con più  forza ed energie le sfide quando lottiamo per qualcosa che ci da' un'emozione, che ci fa brillare gli occhi! E se qualcuno  ci dice che non siamo abbastanza,  che siamo dei folli a non arrenderci , che non ce la faremo mai,  ricordiamoci che Einstein  è stato  rimandato in matematica.  Certo se qualcuno crede in noi e ci da' un'occasione  siamo avvantaggiati, se qualcuno  ci sostiene  siamo a metà strada, ma noi dobbiamo essere i primi tifosi di noi stessi.

Fare temporaneamente  un lavoro  che non ci piace per raggiungere un'indipendendenza economica, per mettere i soldi da parte a volte è necessario.
Saremo in grado di tollerare le frustrazioni  se in ballo c'è  qualcosa di più eccitante, che rispecchia  i nostri ideali! Coltivare le nostre passioni ci rende vivi, ci fa battere il cuore, tremare le mani e ci da' un'adrenalina indescrivibile. . Tutti siamo nati per lasciare un segno! Nessuno merita di aver rimpianti! Se siamo dei musicisti non dobbiamo smettere di suonare anche se per farlo dovremo perdere il sonno. Per segnare il calcio di rigore della nostra vita dobbiamo  avere coraggio. . Essere abbastanza idealisti per sperare e abbastanza realisti per realizzarci.. non è  necessario ballare alla Scala, cantare all'Arena di Verona, diventare insegnante di una scuola pubblica! Se facciamo ciò che ci piace, possiamo recitare nel teatro del nostro paese, allenare la squadra del nostro quartiere e così  via. Non è  mai troppo tardi per essere noi stessi! Rombocchiamoci le maniche! Cogliamo l'attimo! La vita è  troppo preziosa!

"È  il tempo che hai perduto  per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così  importante "
     Il piccolo principe

Dr.ssa Antonella Chibelli, Psicologa

mercoledì 15 giugno 2016

Ho camminato sul fuoco!

Questo fine settimana ho partecipato ad un incontro di crescita personale e fra le varie esperienze ho provato il fire walking: durante un rito notturno ho camminato sui carboni ardenti!!
Non solo non mi sono ustionata, ma mi ha colpito il significato metaforico di questa impresa:
Il rito inizia e siamo 60 donne in cerchio attorno ad una distesa di due metri di carboni che brillano di arancio e hanno l’aria di essere molto caldi e la prima cosa che ti viene da pensare è che siamo tutte matte.
 Poi vedi le più esperte, che sono magari alla seconda esperienza, che si buttano coraggiose e camminano per due metri sorridenti, senza smorfie di dolore e senza neanche accelerare il passo.
Ho dato per scontato che abbiano avuto altre esperienze, perché va bene il coraggio, ma dubito che se non lo vedi fare prima a qualcun altro ti lanci tranquilla su una brace di due metri.
Comunque a quel punto ti scatta qualcosa dentro e pensi: se lo fanno loro posso farlo anch’io e allora ti butti anche tu  e scopri che lo puoi fare e che non ti stai ustionando e che probabilmente sopravvivrai senza postumi  alla prova.
Ora è sempre possibile che io abbia frainteso tutto e poi ognuno è libero di imparare dalla stessa esperienza qualcosa di diverso, ma la mia interpretazione è questa: pensi che una cosa sia impossibile poi vedi altri che ce la fanno e pensi che puoi farcela anche tu e improvvisamente l’impossibile diventa possibile. Ti accorgi a quel punto che quello che ti bloccava era solo a livello mentale.
 Nella vita reale invece se abbiamo un progetto o, se vogliamo chiamarlo con il suo vero nome, se abbiamo un sogno a chi possiamo ispirarci? Basterebbe accorgersi dei modelli positivi che esistono per pensare di potercela fare anche noi. Basterebbe se i Media e il pessimismo dilagante non remassero contro!!
 La televisione non fa che terrorizzarci sul fatto che converrebbe anche evitare di respirare poiché siamo recessione, accontentati se qualcuno ti assume con gli stipendi al minimo storico e sii grato anche se si tratta di un lavoro che odi. E dal punto di vista storico non c’è dubbio che seguire le proprie aspirazioni sia un dilemma di questo secolo perché il lavoro è sempre stato principalmente qualcosa che serviva a portarti il pane a casa.
 Se mi guardo intorno però mi rendo conto che non è facile abbandonare le poche certezze che hai per buttarti su una prospettiva di realizzazione personale. Non conosco praticamente nessuno in questo momento che sta dimostrando questo coraggio. Ed è ovvio che ha quel punto pensi che ci sarà pure un motivo, che non è solo questione di un blocco mentale generalizzato, che forse la pazza sei tu, o forse no?
E’ ovvio che dopo che raccogli il coraggio e ti butti nel sogno devi poi focalizzarti su impegno e costanza per farlo funzionare, ma magari esiste un esercizio del genere del  fire walking anche per questo ;-))
Dr.ssa Viviana de Pace, ginecologa